Sentiero F.Troletti (n.627)

Sentiero della Resistenza Francesco Troletti in Val Malga di Sonico

La Resistenza, iniziata dopo l’occupazione tedesca dell’8 settembre 1943 e terminata il 25 aprile 1945 con la liberazione dell’Italia, in Valle Camonica fu una rivolta popolare: donne e uomini, giovani e meno giovani, di ogni ceto sociale e in numero sempre più crescente si opposero all’occupazione tedesca e alla tirannide fascista.

 Nel territorio di Sonico (comprendente, oltre al capoluogo, le frazioni  Rino, Garda e Comparte), per opera di Luigi Romelli (Bigio) e Angelo Gulberti (Reno), si costituì uno dei primi gruppi di ribellione armata al nazi-fascismo che, inizialmente, faceva parte della Brigata Fiamme Verdi Tito Speri.

Alla fine del giugno 1944, il gruppo della Val Malga si divise in due formazioni: una, al comando di Reno, si unì alle Fiamme Verdi del Mortirolo; l’altra diventò un distaccamento della Brigata Garibaldi della Val Saviore di cui Bigio fu vice comandante.
In quei giorni in Val Malga ci fu un rastrellamento, durante il quale venne trucidato Francesco Troletti.

Il garibaldino che era nato a Cogno il 19 maggio 1922, secondo la ricostruzione del partigiano Fernando Sala (Nando), la sera del 28 giugno 1944 aveva ottenuto il permesso di recarsi a Mu di Edolo per far visita ai genitori.

La mattina seguente, avendo visto arrivare forti contingenti fascisti, salutò sua madre e riprese la strada dei monti per avvisare i partigiani della Val Malga. Giunto in località Brusegada, sopra Sonico, fu però fermato da una pattuglia fascista della Guardia Nazionale Repubblicana.

Purtroppo, al momento dell’arresto Troletti aveva in tasca una bomba a mano e una pistola. Dopo averlo disarmato, i fascisti lo interrogarono sulla dislocazione dei partigiani e, non avendo avuto risposte convincenti, iniziarono a torturarlo. Lo fecero camminare fino in Val Malga, dove il 30 giugno fu trovato in località Casadecla con il corpo straziato da molte fratture e con gli occhi pieni di sabbia (uno gli usciva dall’orbita).

Cippo a Casadecla (foto di Giacomo Fanetti)

Cippo a Casadecla (foto di Giacomo Fanetti)

Il corpo fu trasportato nella sottostante chiesetta di San Gottardo al Faet (collegamento ipertestuale) dove alcune donne lo ricomposero. Tra loro si prodigò la giovane diciottenne Pina (Brigida) Pasquini che, incurante dei fascisti che ancora circolavano, compose  il cadavere di Troletti che, il giorno successivo, fu caricato su un carretto e portato nel cimitero di Rino ove è sepolto.

Dalla guerra di liberazione nacquero la Repubblica Italiana e la Costituzione.

Piero Calamandrei, uomo della Resistenza e padre costituente, nel 1955 disse ai giovani:
«Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, o nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì, è nata la nostra Costituzione».

Seguendo tale esortazione alcuni sonicesi, tra i quali il partigiano Lorenzo Pasquini, hanno collaborato alla realizzazione del sentiero della Resistenza in Val Malga che fu inaugurato il 2 giugno 2004.

Mappa sentiero F.Troletti

Mappa sentiero F.Troletti

Il sentiero numero 27, che ha un percorso ad anello in senso orario (con segnavia tricolore che fino al bivio per Bombià  è affiancato da quello bianco e rosso), è facilmente percorribile in circa due ore.

Si snoda fra prati ricchi di pascoli con estesi boschi di latifoglie, nei quali fanno da padroni dapprima i noccioli e gli ontani, poi gli abeti rossi e i larici.

Partenza e arrivo sono al ponte del Faet vicino al quale, sulla parete di una piccola santella, nel 1984 venne posta una croce marmorea in memoria di Troletti “Partigiano morto per la libertà”. Nell’occasione Gildo Adamini, comandante partigiano, lo ricordò con queste parole:

«Troletti era un giovane, figlio della nostra terra, come giovani eravamo allora la maggior parte di noi, che si era ribellato ad una dittatura e ad un sistema sociale iniquo, volontariamente arruolatosi nella Brigata Garibaldi, in questa valle, su questi monti, svolse la sua attività di partigiano fino al supremo sacrificio».

Partendo dal ponte del Faet (altitudine 1.100 metri) si passa vicino alla chiesetta di San Gottardo e si sale alle località:  Boiana (dove c’è un maestoso faggio) –  Gnec de sura- Fontana  dei Bo – Sbrisser – Casadecla (altitudine 1.370 metri).

Dal cippo commemorativo di Troletti, aggiungendo un’ora di cammino, si può anche andare a vedere il faggio centenario di Montuff (altitudine 1.500 metri).

Raggiunta in discesa la località Plas (sotto l’area pic-nic), per tornare al punto di partenza, si può attraversare il torrente Remulo oppure più comodamente seguire la strada asfaltata.

Il sentiero è percorribile tutto l’anno, ma il periodo consigliato è da aprile a novembre.

Faggio della Boiana (foto di Giacomo Fanetti)

Faggio della Boiana (foto di Giacomo Fanetti)

Il cippo commemorativo di Troletti è raggiungibile anche percorrendo la carrozzabile asfaltata che dal ponte del Faet va al ponte del Guat. Poco sopra l’area pic-nic, a sinistra per chi sale, si prende la strada sterrata per Casadecla e Malga Durel.

Il 2 giugno 2013, in Val Malga, è andato in scena lo spettacolo teatrale “Un carretto ricoperto di rami” per commemorare il partigiano Francesco Troletti al quale è intitolato un sentiero della Resistenza bresciana; ecco la versione narrativa del monologo:

Un carretto ricoperto di rami. Pubblicazione

A  FRANCESCO  TROLETTI

Poesia di Giacomo Fanetti in dialetto di Sonico 

To ‘ncuntràt, tè sérèt dèparté;dèparté comè ilùra.‘Lta paréa gnànchè ‘l véradè pódé parlà con argüe tè mé cüntèt dèi baritì néghèrché pròpè ché i ta ciapàte a fòrsa dè bastunàdè, pügn e pèsàdèi ta cupàt.‘Ntàt chè tè pàrlaèt

‘l ma pàréa dè sintì amò

‘l rumùr dèi pügn, dèlè pèsàdè, dèi bastù.

chè i pìca dó, pìca dó, pìca dó ….

nfìna chè i ta sént pö usà

nfìna chè tè sa möèt pö.

 

 

Pòr gnarèl!

Tè sérèt gnìt ché

pèr fa sö ‘n ótra Italia

ndóchè podé parlà cómè snéa óia

ndóchè pódé scampà ‘npó pü dè crèsccià sénsa éi dè ‘ndà a l’èstèro a laurà,

tè öléèt éi argóta dè spèrà

argóta chè alés la péna dè ìèr

argóta chè dés ‘n scòpò al murì.

 

 

 

Tè mé dit:

«Ma alménò só mòrt pèr vargóta!»

 

Só scapàt vìa.

Ma la sό pròpè mìga sintìda de  cuntradìt!

Ti ho incontrato, eri solo;solo come allora.Non ti sembrava verodi avere qualcuno con cui parlaree (così) mi racconti delle camicie nereche proprio qui ti hanno catturatoe a bastonate, pugni e calciti hanno ucciso.Mentre parli

mi sembrava di sentire ancora

il rumore dei pugni, dei calci, dei bastoni,

che picchiano, picchiano, picchiano ….

finché non hanno sentito più alcun gemito

finché non ti muovevi più.

 

Povero ragazzo!

Eri giunto qui

per costruire un’altra Italia

dove poter parlare liberamente,

dove poter vivere un po’ più da cristiani

senza dover emigrare per lavorare,

volevi avere qualcosa in cui sperare

qualcosa per cui valesse la pena di vivere

qualcosa che desse uno scopo al morire.

 

Mi hai detto:

«Almeno sono morto per qualcosa!»

 

Sono scappato via.

Non ho avuto il coraggio di contraddirti!

 

Fonte:  Guida Lungo il sentiero della Resistenza n. 27 “Francesco Troletti” a cura di Ivano Lela – ANPI di Sonico

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Fuochi d’artificio a S.Lorenzo

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